La grotta della Zinzulusa: un gioiello del Salento da visitare almeno una volta nella vita

Il Salento è noto non solo per le spiagge bianche ma anche per la costa frastagliata incontaminata: proprio lungo questi tratti selvaggi si aprono numerose grotte che sono veri e propri scrigni custodi di storia e di leggende assai antiche. Tra queste c’è la famosa Grotta della Zinzulusa.

Il passato antico della grotta

La Grotta della Zinzulusa sorge a nord della bella Castro e mostra ai visitatori un grande antro oscuro che sembra celare segreti d’altri tempi. In realtà nasconde un ambiente naturalistico semplicemente spettacolare fatto di stalattiti e stalagmiti plasmati dagli elementi e che ricordano quegli zinzuli, cioè stracci appesi in dialetto locale, che hanno dato il nome a questa cavità carsica.

Questa grotta, databile almeno a 20.000 anni or sono come dimostrerebbe una imponente stalagmite alta 2 metri presente all’interno, è stata abitata sin dall’epoca paleolitica vista la presenza di numerosi reperti quali rozze lame o scalpelli, oltre che di manufatti in osso del Neolitico.

La grotta è stata scoperta nel 1793 e da allora gli abitanti dei paesi limitrofi solevano recarsi qui per prelevare guano di pipistrelli per fertilizzare i campi: delle antiche colonie di pipistrelli resta poca cosa, in quanto i pochi esemplari rimasti vivono nella parte più oscura e remota.

L’interno delle meraviglie

La grotta è accessibile sia via mare, tramite imbarcazioni, sia percorrendo uno stretto sentiero scavato nella roccia. Superato l’atrio e la scala di pietra, si giunge ad un vano ellittico e da qui si viene introdotti al corridoio delle meraviglie dove le stalagmiti e le stalattiti assumono forme curiose e fantasiose quali la spada di Damocle, il pulpito o un prosciutto.

Infine c’è il duomo, cioè la parte finale della grotta emersa: dopo infatti si apre il cocito, uno spettacolare vano ipogeo subacqueo le cui gelide acque, grazie alle sotterranee sorgenti di acqua dolce, assumono una meravigliosa colorazione verde-turchese. Queste acque, dove le condizioni ambientali sono straordinarie, sono l’habitat di specie endemiche dall’aspetto etereo e fragile come i mysidacei e gli anfipodi.

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