Un tuffo nel passato. La storia del costume da bagno

La stagione estiva 2016 chiude in bellezza con la presenza di un ospite speciale. Qualche giorno fa l’eclettica, trendy, fashion, brillante e simpaticissima Anna Dello Russo, giornalista italiana e direttore di Vogue Giappone, ha illuminato con il suo charme Lido Marinelli. Era un giorno uggioso, eppure la brezza estiva non ha smesso di addolcire gli audaci amanti del mare.

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Il suo arrivo ci ha tuffato immediatamente nel mondo della moda, fatto non solo di luccicchii, gambe chilometriche e feste. La moda di ogni epoca segna passaggi fondamentali di una società. Esprime esteriormente, attraverso oggetti e atteggiamenti, cambiamenti profondi e nuove filosofie che sgorgano da idee e riflessioni che appartengono a tutti. Un taglio di capelli per una donna può sottolineare un desiderio di rinascita; un look particolare evidenzia uno stato d’animo inusuale, etc. Se prendiamo in considerazione la moda beachwear a partire dalle origini, è possibile osservare come ogni dettaglio è l’espressione più profonda di piccole o grandi rivoluzioni che trasformano in toto il modo di vivere e di pensare.

Oggi ci divertiamo a percorrere la storia del “costume da bagno”, indumento la cui trasformazione segna fortemente il divenire di un progressivo cambiamento delle abitudini della gente. Tralasciando quanto accade tra Settecento e Ottecento, raccontato in parte nell’articolo “Cabine in spiaggia. Ieri e oggi”, tra il 1900 e il 1920 le donne si immergono in acqua ancora con abiti che coprono il corpo. Sono leggermente più corti rispetto al passato e le calze non vengono più necessariamente indossate. I colori diventano più chiari e compaiono le prime camicie da bagno, simili a camicie da notte bianche. Si diffonde la linea “Impero”, senza tagli in vita. Con il tempo si diffonde il concetto di villeggiatura ancora oggi in voga: nascono gli stabilimenti balneari, dove si svolgono attività sportive e per la cura della persona. Diventa necessario indossare un abbigliamento comodo: compaiono i primi costumi interi e lunghi pagliaccetti aderenti soprattutto in lana, preferita al cotone in quanto anche bagnata non aderisce al corpo e non diventa trasparente. “Negli anni Dieci, gli itinerari termali vengono preferiti al mare. E’ l’epoca di Salsomaggiore, Fiuggi, Montecatini, Aix-le-Bains. L’abbigliamento è lo stesso sfoggiato al mare. Lino bianco a profusione per le signore, con abbondanza di merletti, ricami e rouches, il tutto accompagnato da cappelli pieni di fiori e di nastri e dall’immancabile parasole bianco, in perfetto stile Belle Époque.”

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Durante gli anni Venti i costumi sono corte gonnelline in taffetas strette in vita da ua cintura sui fianchi oppure atletici costumi da nuoto in jersey di lana, sfiancati e aderenti, senza maniche, sempre abbinati a calzoncini shorts che arrivano a metà coscia o a corte coulottes. Le donne proteggono le loro acconciature a caschetto indossando cappellini di piquet bianco o cuffie da bagno. Proprio in questo periodo capo beachewear alla moda è il pigiama: larghi pantaloni lunghi e morbidi, indossati con con bluse senza maniche e delle cinture a fascia allacciate in vita e giacche. I capelli vengono spesso coperti da fazzoletti annodati dietro il capo che nascondono la fronte. Negli anni Trenta la moda femminile si ispira a quella maschile: maglia lunga in tricot a tinte scure a cui vengono abbinati calzoncini allacciati in vita da una cintura. Pezzo forte è la cintura “Valaguzza, un accessorio molto funzionale costituito dalla cintura in lana corredata da una fibbia capace di contenere specchietto e trousse da trucco, ed eventualmente anche le sigarette. La magica cintura consente alle signore veloci toilettes per rinfrescare il trucco anche in mezzo ai flutti. Verso la fine degli anni Trenta si assiste a una vera e propria rivoluzione.” Le scollature aumentano e, come per magia, i pantaloncini si staccano del tutto dal corpetto. I costumi, realizzati in jersey o Lastex, aderiscono al corpo slanciando la figura; si diffonde la moda del pareo, da portare lungo o corto, per coprire pudicamente gambe e fianchi. Dal 1937 i costumi, ormai in tessuto di seta elasticizzato, sono sempre più spesso costituiti da corti pantaloncini legati in vita e reggiseno. I classici colori blu e bianco si arricchiscono di fantasie con coloratissime che vanno per la maggiore sono colorate stampe a fiori. Con gli anni Quaranta, a causa delle ristrettezze economiche dovute alla guerra e alla difficoltà di reperire tessuti, compaiono così vestagliette decorate con ritagli di stoffa e ingegnose realizzazioni fai da te.

bardot_bikini_1Il vero punto di partenza di un nuovo inizio si ha nel 1946: lo stilista svizzero Louis Reard con il lancio del sarto francese Jacques Heim inventa il bikini. Fu subito scandolo e anche per tutti gli anni Cinquanta il veto di indossare abiti succinti limita la diffusione dei due pezzi. Soltanto nel 1964, dallo scandolo della ragazza americana che sul Lago Michigan indossa il bikini dà il via all’uso dei due pezzi, del topless e del perizoma come mutandina.

Di certo viviamo in un’epoca in cui la parola “scandola” genera ilarità. Sembra che nulla crei scalpore o vergogna. Ritrovare un pizzico di pudore, senza perdere la lbertà di espressione potrebbe essere la soluzione ideale. Chi siamo noi per dirlo? Ai posteri l’ardua sentenza/column]

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[highlight]Anna Dello Russo (Bari, 16 aprile 1962) è una giornalista italiana, consulente creativa di Vogue Giappone. È stata descritta da Helmut Newton come “maniaca della moda”. Laureatasi in arte e letteratura a Bari, ha in seguito frequentato la Domus Academy dove nel 1986 ha conseguito un Master in Fashion Design.

In seguito ha lavorato per diciotto anni presso la Condé Nast Italia come redattrice moda per Vogue Italia e poi come direttore di L’Uomo Vogue dal 2000 al 2006. In occasione del decimo anniversario del sito YOOX.com, sono state prodotte dieci T-shirt che raffigurano la Dello Russo in dieci diversi abiti definiti dal sito i suoi migliori dieci.

Nel novembre 2010 ha firmato un profumo chiamato Beyond, la cui bottiglia ha la forma di una scarpa da donna. Dal 2011 collabora al programma radiofonico Pinocchio su Radio Deejay con una rubrica fissa. Nell’Ottobre 2012 presenta una collezione di accessori femminili in collaborazione con la catena di negozi di abbigliamento H&M. Tra i pezzi disegnati da Anna Dello Russo compaiono bigiotteria, clutch, occhiali da sole, scarpe, una veletta e un trolley.

Per l’anteprima promozionale è stato diffuso un video musicale diretto da Alex Turvey in cui Anna canta “Fashion Shower”, canzone originale prodotta da Emiliano Pepe, già nota in versione più corta e con diverso remix come sigla dei suoi interventi al programma radiofonico Pinocchio. Guarda la gallery 
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