Piante officinalis nel Salento: Calendula e Gramigna

“Quiddha fija, quiddha ca tene da fuijazza ca punce, coijla ca è bbona ppe llu ficatu!”                            

Mi guardo stranita intorno e cerco di seguire alla lettera le Istruzioni di nonna Tetta. Passeggiare con lei per le vie di campagna della nostra terra, tra ulivi secolari e “caseddhri” abbandonati, credo che sia una delle esperienze più piacevoli e rilassanti che si possano fare. È un misto di avventura, cultura e passione tramandata oralmente di padre in figlio, oggi troppo spesso sottovalutata e snobbata dalle nuove generazioni figlie di Mc Donald’s e Burger King.

Il Salento rappresenta da sempre una terra ricca di  piante ed erbe selvatiche dalle innumerevoli proprietà ed effetti benefici per la nostra salute. Ma di quali piante parliamo? Sapremmo riconoscerle? Vediamole insieme :

Calendula “Carennula”

calendula-officinalisIl nome Calendula deriva dal latino calendae, cioè “primo giorno del mese”, a indicare che fiorisce il primo giorno di ogni mese per tutto l’anno. Altra ipotesi è che si chiami così da “calendario”, poiché segna il ritmo del giorno aprendosi al mattino e chiudendosi al tramonto. La tradizione contadina locale vuole che se al mattino i fiori rimangono chiusi probabilmente pioverà. Per questo motivo nei testi medievali era indicata col nome di Solis sponsa, ossia “sposa del sole”.

La calendula è nota anche col nome popolare di “oro di Maria”, forse per la proprietà del suo infuso dialleviare i dolori periodici femminili, evidenziandone così il legame con il femminile, con la Grande Madre; d’altro canto il suo seme uncinato ricorda una falce di luna.

Proprietà:

Triterpeni, flavonoidi, polisaccaridi, caroteni, fitosteroli, olio essenziale, mucillagini, acido salicilico e sostanze amare, sono le innumerevoli componenti della calendula. Viene impiegata sia  per uso interno, generalmente come tintura madre o macerato glicerinato, nelle disfunzioni dell’apparato genitale femminile, poiché aumenta le mestruazioni scarse e diminuisce quelle abbondanti., sia per uso esterno per  le sue attività antinfiammatorie, antisettiche, cicatrizzanti, rinfrescanti, emollienti e dermopatiche la rendono il rimedio elettivo per scottature, ferite, arrossamenti e irritazioni della pelle, delle ulcere della bocca e per infiammazioni gengivali. A tale proposito nonna Tetta suggerisce una vecchia ricetta da fare in casa:

Oleolito di calendula

Ingredienti: 100 gr di fiori di calendula secchi, ½ l di olio di mandorle dolci.
Mettete la calendula in un barattolo di vetro dotato di coperchio ermetico, coprite i fiori con l’olio e chiudete il barattolo. Una volta al giorno scuotete il barattolo.
 Dopo 30 giorni, filtrate l’olio attraverso una tela leggera, o una garza. Spremere il residuo.
 Conservate in una bottiglia di vetro scuro, in un luogo fresco al buio. L’oleolito di calendula è utile per la sua azione cicatrizzante e antinfiammatoria: favorisce la rigenerazione della pelle ed è un ottimo lenitivo e calmante. Utile anche per le dermatiti da pannolino!

Gramigna  “Spaccapetre”

gramignaInfestante, dura, difficile da sradicare è la Gramigna, chiamata “Spaccapetre”, nome più che azzeccato ad evidenziarne la caratteristica principale che la contraddistingue da tutte le altre piante selvatiche. Appartiene alla famiglia delle graminace e presenta un esteso apparato radicale, che può arrivare a 2 metri di profondità. Viene anche utilizzata in tappeti erbosi con clima caldo, vista la sua elevata resistenza al calpestamento.

Proprietà:

Le sue privilegiate proprietà ottenute dai rizomi striscianti (parte della pianta), comunemente chiamati stoloni, costituiscono la droga di questa pianta e contengono un poliosio derivato del fruttosio, denominato tricitina, che é il responsabile della spiccata azione diuretica della pianta. Un altro composto, l’agropirene, presente in discreta quantità nella gramigna, esplica una marcata azione antisettica e antinfiammatoria sui reni e le vie urinarie. In antichità infatti Dioscoride la consigliava nelle difficoltà di minzione, Plinio nei calcoli urinari e come potente diuretico. Nei giorni nostri è usata nel trattamento di reumatismi, artrosi, artrite e iperuricemia.

È inoltre indicata contro la cellulite, gli edemi e l’ipertensione, perché determina, nella maggior parte dei soggetti ipertesi trattati, una diminuzione della pressione sia massima che minima. Come drenante epato-biliare è consigliata nelle cure disintossicanti.

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